martedì 13 aprile 2010

L'arroganza dei religiosi

Mentre spulciavo usenet ho trovato un messaggio riguardo all'ostensione della sindone a torino.

In particolare mi ha colpito la seguente frase : l'immagine su quel lino, credenti o non credenti, tocca il profondo del cuore.

La  cosa mi ha dato molto fastidio in quanto io da non credente in quel lino vedo solo un oggetto su cui viene mercificata la superstizione.

Allora ho chiesto, con il mio solito tatto da carrarmato, cosa dovrebbe toccarmi in quel lenzuolo visto che da non credente ci vedo solo un pezzo di lino bianco ed ho sollevato la questione di una fondamentale mancanza di rispetto da parte dei religiosi verso chi non è credente .


La risposta da parte dell'autore del messaggio non ha deluso le mie aspettative.

Non ha risposto alla mia domanda e, con l'atteggiamento che si ha con un bambino scemo, mi ha prima chiesto se volevo le sue scuse e poi, nella stesso messaggio di risposta, me le ha fatte senza che io avessi la possibilità di replicare.


Un altro del gruppo, che ho smesso di seguire insieme a tutta la gerarchia it,per un mio rifiuto verso le cose che puzzano di provincialismo italiano, ha prima sindacato il mio stato (non si capisce se mentale o fisico) e poi mi ha chiesto se la mia fosse una provocazione.


Ed ecco la chiave di volta di ogni cosa.

Se io da laico chiedo il rispetto della mia libertà e della mia opinione ecco che mi si da del bambino che deve ancora crescere, lo stesso appellativo l'ha dato agli atei in passato il clero cattolico, o peggio arriva l'etichetta di provocatore.


Perché il problema di fondo contro cui ci si deve scontrare è che si parte da un assunto sbagliato di fondo, ovvero che dio esiste e che debbano essere gli atei a dimostrarne la non esistenza.

Ecco quindi che guardando le cose nella giusta prospettiva ci accorgiamo come gli eterni bambini che ancora credono all'amico invisibile ed al babau sotto il letto che li porterà all'inferno, siano proprio i religiosi.

Ed essendo tali, la loro arroganza e supponenza non è altro che quella che si riscontra in qualsiasi bambino di 4 anni, capace di vedere le cose da una sola prospettiva, la sua.



lunedì 12 aprile 2010

Concorrenza tra parchi a tema

Agorà e Ipazia

Il 23 aprile uscirà nei cinema italiani il film Agorà del registà Alejandro Amenaba, già autore di Mare Dentro, interessantissimo film sul delicato argomento dell'eutanasia.

Questa sua nuova opera era stata esclusa dalla distribuzione italiana con la motivazione ufficiale che, essendo un film non commerciale, il ritorno economico sarebbe stato modesto.

La motivazione reale a mio modesto avviso è che, considerato l'argomento che tratta e tenuto conto della "libertà di pensiero" in campo religioso che vige nel nostro paese, un film del genere non sia particolarmente amato dalle gerachie vaticane.

La storia che narra Agorà è quella di Ipazia, libera pensatrice  matematica e filosofa barbaramente trucidata dai monaci cristiani del vescovo Cirillo, poi fatto santo.
Dopo di lei nessuna donna è stata più in grado di poter affermare il libero pensiero essendo additate fino al 1800 o giù di li come streghe e per tanto torturate e arse vive.

L'arrivo i questo film in italia è stato possibile grazie ad una petizione che ha permesso di trovare un canale distributivo nella Mikado.

Il successo al botteghino di questo film è quindi fondamentale affinché resti a lungo nelle sale e che venga considerato dai media, tra un pompino di papi e un chiacchiericcio del Papa.

So che i miracoli sono una cazzata per gli illusi, ma magari potrebbe accadere che anche in Italia si cominci a parlare seriamente delle porcate fatte dai cristiani in nome di una fede nata sul sangue di tante donne e di come tale fede sia assolutamente ed oscenamente orientata al maschile che non tiene minimamente conto della fondamentale componente procreatrice femminile, che poi è la vera forza motrice che porta avanti la vita verso l'immortalità.

Pertanto vi consiglio di andarlo a vedere, anche se poi, come sospetto accadrà con me, all'uscita della sala vi verrà voglia di andare nella prima chiesa a portata di mano e cagare sull'altare maggiore.